Angoscia

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Il termine angoscia è spesso assimilato a quello di ansia perché la distinzione terminologica è disponibile solo nelle lingue di origine latina. In tedesco esiste infatti l’unico termine Angst e in inglese l’unico termine anxiety. Il termine Angst è solitamente tradotto dagli psicoanalisti con “angoscia” e dagli psicologi con “ansia”. Gli psichiatri preferiscono parlare di “ansia” in riferimento ai soli aspetti psichici dell’emozione in questione, mentre impiegano il termine “angoscia” quando in concomitanza si hanno manifestazioni somatiche talvolta particolarmente vistose. C’è inoltre chi considera l’angoscia come uno stadio più grave dell’ansia, e chi mantiene tra le due parole una rigorosa distinzione perché interpreta l’ansia come una condizione fisiologica e psicologica in sé non anormale e in alcuni casi utile al conseguimento di un obiettivo, e l’angoscia come l’espressione nevrotica o psicotica dell’ansia. Angoscia è una parola filosofica introdotta da S. Kierkegaard per designare la condizione dell’uomo nel mondo. A differenza della paura che è sempre qualcosa di determinato, l’angoscia non si riferisce a nulla di preciso, ma designa lo stato emotivo dell’esistenza umana che non è una realtà , ma una possibilità , nel senso che l’uomo diventa ciò che è, in base alle scelte che compie e alle possibilità  che realizza. Ma è di ogni possibilità  tanto la possibilità  che qualcosa si realizzi tanto quanto non si realizzi. In questa ottica filosofica del: “Nel possibile tutto è possibile” Kierkegaard vede l’esistenza umana aperta al futuro quindi l’angoscia strettamente connessa all’avvenire. L’angoscia è legata a ciò che è, ma può anche non essere.

Schopenhauer (Danzica, 1788-1860) soleva dire: “Se una cosa può accadere, accadrà  sicuramente; altrimenti non potrebbe accadere mai” volendo sottolineare, a suo modo, l’alea imperante sul nostro avvenire sia remoto che prossimo. Ciò può anche essere letto con meno pessimismo rispetto al filosofo tedesco e con una lieve vena di ottimismo ricordiamo l’antico proverbio: “E’ inutile fasciarsi il capo prima di averlo battuto”. Che l’angoscia sveli il niente, l’uomo stesso l’attesta non appena l’angoscia ci abbandona e il ricordo è ancora fresco: cioè per cui mi angosciavo non era “propriamente” niente. In effetti il niente stesso, in quanto tale, era presente.

Dopo il punto di vista filosofico analizziamo quello psicoanalitico. Secondo S.Freud possiamo distinguere diverse modalità  di angoscia:

  • La nevrosi d’angoscia: determinata da conflitti attuali riconducibili all’accumulazione di tensione sessuale somatica, per insufficienza di elaborazione psichica si traduce in sintomi somatici quali vertigini, dispnea (difficoltà  respiratoria), disturbi cardiaci, sudori;
  • L’angoscia reale: angoscia che nasce da un pericolo esterno che per il soggetto si traduce in una minaccia reale (ed amplificata);
  • Angoscia automatica: il soggetto non riesce a dominare e scaricare un afflusso di eccitazioni troppo numerose o troppo intense (di origine interna o esterna);
  • Angoscia fobica: quella legata attraverso un lavoro psichico, a persone e/o cose verso le quali si prova fobia (timore irrazionale).

L’analisi psichiatrica, già  detto inizialmente, definisce l’ansia uno stato affettivo puro, mentre essa diviene angoscia al presentarsi di sintomi somatici, solitamente sottoforma di oppressione toracica. Naturalmente questo non è l’unico sintomo corporeo, perché lo stato d’angoscia può comportare manifestazioni neurovegetative, biochimiche ed endocrinologiche* oltre che alterazioni cardiache (tachicardia), disturbi vasomotori, respiratori e muscolari.

Normalmente l’ansia agisce da spinta per risolvere problemi o eliminare minacce.

Se il livello d’ansia è troppo elevato o troppo basso avremo delle difficoltà  nella risoluzione dei problemi o delle minacce per i quali era stata invocata l’ansia. Comunque sia l’ansia viene naturalmente regolata dal nostro corpo attraverso l’omeostasi, cioè la naturale tendenza dell’organismo a mantenere il proprio equilibrio.

Allorché l’ansia diventa patologica la psichiatria la considera un sintomo, non una malattia. Può essere quindi presente in qualsiasi malattia psichiatrica od organica come segno prodromico (circostanza che preannuncia).

In ambito psichiatrico si è soliti distinguere:

  • La nevrosi d’ansia: caratterizzata da una mancanza di meccanismi di difesa per contenere l’ansia che si manifesta in uno stato permanente di inquietudine. Nella storia dei soggetti affetti da nevrosi d’ansia si riscontrano situazioni infantili di abbandono e/o mancanza d’amore;
  • L’ansia d’attesa: si avverte nell’imminenza di una azione, anche elementare, come scrivere, partire, dormire, presentarsi ad altri, parlare;
  • L’ansia da situazione: ansia fobica annoverata in psichiatria tra le forme ossessive, si esprime come fobia verso svariate situazioni del quotidiano: come la fobia di essere osservati, la fobia di emanare cattivo odore, la fobia di essere brutti;
  • L’ansia fluttuante: stato di tensione apprensiva e di inquietudine che nasce dalla sensazione di non essere all’altezza dei propri compiti o dei ruoli che si devono assumere nella complessita con cui le società  si vanno via via evolvendo, rendendo meno disponibili risposte comportamentali semplici ed efficaci quali si potevano reperire nelle società  meno complesse del passato.


 

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